E non sono infatti docili gli scienziati eroi, diversi dai cervelloni senza cuore dipinti negli ultimi decenni di cinema. Lottano contro un parassita che distrugge il cibo dell'umanità, contro le difficoltà di risolvere un'equazione che concili la gravità con la meccanica quantistica, contro il gigantesco buco nero che rallenta il tempo e ruba i decenni. E lottano con uno spirito di sopravvivenza che può talvolta generare azioni ignobili. Quella furia "contro il morire della luce" che può rendere vile, ma non completamente condannabile, un astronauta che non vuole più morire in solitudine.

Mia seconda visione di "Interstellar", mia battaglia tesa con una storia che strapazza e non consola, perché il padre pilota di astronavi è strappato via dalla figlia e il tempo li separa in modo quasi irrimediabile. La terra si spegne e le famiglie sono pure dilaniate.

Ma, per fortuna, la potenza sensoriale dei fenomeni più estremi di una fisica sempre verosimile, dei silenzi improvvisi del vuoto cosmico, dei bagliori di galassie riflesse nello specchio curvo di un tunnel spaziotemporale, rilancia tutta l'esperienza di un cinema che arriva a destinazione: trascinato sull'onda mostruosa di un mare alieno, riparte agilissimo su un treno di musica che risuona come un concerto di campane, risollevandosi con il muso delle astronavi e la speranza. La narrazione procede infine più decisamente in parallelo tra due realtà: una terra sabbiosa e morente, con un tempo finito che si consuma veloce, e uno spazio lontanissimo e ostile, dove il tempo tende a dilatarsi divorando quelle vite familiari che gli astronauti hanno lasciato indietro.

Una storia articolata su un'idea scientifica stupefacente, la descrizione di un luogo oltre il cui confine le leggi fisiche conosciute non valgono più. Abbiamo atteso 100 anni da Einstein. E da Schwarzschild, che da soluzioni della Relatività teorizzò la possibile esistenza di un abisso gravitazionale generato dal collasso di una stella, ribattezzato poi "buco nero" da Wheeler. E qualcuno ce lo ha fatto vedere in una magnificenza da premio Oscar.

FT