Il prof. Enrico Bellone, per molti che lo hanno frequentato o conosciuto tramite i suoi scritti, è stato una continua sorgente di ispirazione e passione scientifica. Le sue parole, continuo richiamo all'unità della cultura, sono letteratura e filosofia a tutti gli effetti, con una capacità quasi unica di coniugare le due aree scientifica e umanistica e saper ricondurre quindi il pensiero umano negli unici confini validi: le profondità che può raggiungere.

Innumerevoli volte la confusione delle giornate ha trovato ordine e calma nelle parole intelligenti di Enrico, sempre incisive e di una chiarezza quasi sovrannaturale, che fluivano dall'ultima copia della rivista "Le Scienze" in una lettura serale. Il momento più appropriato, quando il triangolo di luce sul letto diventa il faro del tuo raccoglimento nella notte.

L'ho conosciuto così nel 1995, e l'ho usato come personale terapia. Una terapia efficace contro gli isterismi dell'ideologia e la proposta di un modello di divulgazione unico. Chiunque si occupi di scrivere di scienze ha perso una guida insostituibile. E la ricerca scientifica ha perso una delle voci più capaci di difenderla, valorizzarla, riscattarla continuamente dall'oblio dei media.

Mi piace pensarlo con la citazione di Marco Cattaneo tratta dalla premessa di "Galilei e l'abisso", una delle ultime opere di Enrico Bellone:

"E poi viene il tempo in cui il lato in ombra del giardino
è un posto buono per lavorare".

FT